Il nome poi lo cambiamo

Magari mettiamo anche una frase figa qua

THAIS

Il nostro liceo aveva un bacino di utenza vario sia come classi sociali, che come provenienza geografica. C’erano studenti della periferia e studenti della prima cintura. Lei era parte di questo secondo gruppo, e come tale già conosceva gli abitanti del suo paese che frequentavano la scuola, mentre io non conoscevo nessuno tranne mia sorella di un anno più grande, che comunque ci teneva a non frequentarmi.
Con il suo aspetto trasandato, i maglioni più grandi di tre taglie e i jeans senza forma sedeva in silenzio, non parlava mai, non la si notava. Piccolina, dai colori spenti, capelli biondo cenere lunghi fino ai fianchi legati in una coda bassa e insignificante. La consideravo di nessun interesse, ma ancora non sapevo che dietro a questo suo aspetto schivo nascondeva una personalità magnetica e una mente di rara vivacità ed intelligenza.
Ben presto ci capitò di diventare compagne di banco e dopo qualche giorno di silenzio facemmo di necessità virtù e iniziammo a parlare.
Da quel momento i nostri dialoghi non si fermarono più, e con lei sola nella mia vita riuscii a passare pomeriggi interi senza parlare ed avere l’impressione di fare i discorsi più belli di sempre. Ridevamo di tutto mangiando biscotti, o aspettando che spiovesse dentro a una cabina telefonica, ubriacandoci al parco con una sola bottiglia di birra o facendo stupidi giochi di parole. Lei era molto interessata alle materie letterarie, era sempre chiamata a leggere il proprio tema davanti alla classe intera, cosa che faceva sempre molto controvoglia perché non ha mai amato mettersi al centro dell’attenzione. Soffrivo con lei nella militare sfilata dal banco alla cattedra con gli occhi fissi a terra, ma la pena si dissolveva quando prendeva a leggere il proprio lavoro. Le sue parole non erano tumulti di passione o sbrodolamenti di inutili fronzoli, erano più come piccole lame che tagliavano con precisione chirurgica il pensiero e colpivano dritto in fronte come proiettili. Infatti non meraviglierà nessuno se i più bei pezzi della nostra vita saranno figli della sua abile scrittura.
Ebbene, le nostre confidenze si fecero più fitte con corrispondenze infinite su foglietti passati tra un banco e l’altro. Di una cosa però eravamo incapaci di parlare: di amore. Per pudore avevamo inventato delle parole in codice per confessarci i primi amori e le prime esperienze sessuali. Con questo sistema raggiravamo l’imbarazzo, ma questo non riuscì a salvarci dalla separazione. A me sembrava di farle un torto amando altre persone oltre lei, e per mia pusillanimità presi la via più facile, che era la distanza.
Per conto suo credo avesse sofferto molto perché se c’era un difetto che Thais aveva, era quello che si sarebbe ammazzata sotto uno schiacciasassi pur di farsi degli amici. L’amicizia era un valore per cui lei avrebbe dato la vita, e credo che se siamo qui ora sia merito suo.

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