Io quelli che non sono mai stati in un bar da soli non li capisco.
La sensazione di solitudine allegra, essere nessuno in mezzo alle vite degli altri.
L’attenzione della cameriera che ti dá l’amore di chi non sa il tuo nome.
Il Singapore Sling che sa di vita vera.
Quando ti viene fame al terzo cocktail e pregusti la cena.
Il sorriso del cliente abituale che non ha bisogno di ordinare.
Il pianoforte a coda che lo vedi e pensi “ma questo l’ha mai davvero suonato qualcuno?”
La passione pura del bartender mentre segue con lo sguardo il rum uscire dalla bottiglia.
Pensare che ognuna di queste persone esiste. Respira. Fa la cacca.
Chiedersi se qualcuno troverá strano il fatto che c’é una persona con un laptop da sola in un bar.
Sedersi al banco, sempre, per sentire la compagnia indiretta, quasi astratta, del bartender.
Le relazioni tra gli altri, non le loro vite in sé.
La sospensione dell’incredulitá.
La familiaritá della sensazione di sentirsi a casa eppure lontano mille anni luce.
Piangere dentro, che farlo fuori si é comunque seduti in un bar.
No, non li capisco proprio.

Leave a comment